
Il settore dei trasporti in Francia ha rappresentato una spesa totale di 536,8 miliardi di euro nel 2024, in aumento del 2,5% rispetto al 2023. Dietro a questo dato complessivo si nascondono dinamiche contraddittorie: le spese per il trasporto collettivo crescono nettamente mentre il trasporto individuale ristagna, e i flussi di merci si riconfigurano su scala europea. Quali voci trainano realmente la crescita e dove si trovano i punti di stallo?
Spese di trasporto nel 2024: collettivo contro individuale
Il divario tra le due principali voci di spesa delle famiglie francesi costituisce il fatto saliente dell’anno. La tabella sottostante mette a confronto le evoluzioni rispettive.
| Voce di spesa | Evoluzione 2024 vs 2023 | Quota nelle spese totali |
|---|---|---|
| Trasporto individuale | + 0,4 % | 80 % delle spese escluse assicurazioni |
| Trasporto collettivo | + 8,4 % | 20 % delle spese escluse assicurazioni |
| Spesa totale di trasporto | + 2,5 % in valore | 536,8 miliardi di euro |
La quasi stagnazione del trasporto individuale (+0,4 %) contrasta con la marcata crescita del collettivo. Quest’ultima si inserisce in un contesto di stagnazione dei prezzi dei trasporti collettivi, il che suggerisce che l’aumento derivi da un effetto volume: più viaggi, non biglietti più costosi.
Dal lato delle entrate pubbliche, le amministrazioni hanno percepito 66 miliardi di euro legati ai trasporti, in aumento del 5,4 %. Le spese di investimento in infrastrutture raggiungono 27,3 miliardi di euro, trainate dalla rete stradale, dalla rete ferroviaria principale e dai trasporti collettivi urbani.
Le dinamiche della mobilità urbana e della logistica fanno parte dei temi regolarmente trattati dalle notizie sui trasporti su Actualités Voyages, che raccolgono le evoluzioni del settore nel corso dell’anno.

Fret stradale in Europa: la re-territorializzazione dei flussi
I dati Eurostat pubblicati nel 2025 rivelano un cambiamento strutturale. Il trasporto stradale di merci nell’Unione europea cresce, ma questa crescita si basa quasi esclusivamente sul segmento nazionale.
Il trasporto nazionale rappresenta ora quasi i due terzi dell’attività di fret stradale in tonnellate-chilometro nell’UE. Parallelamente, i segmenti transfrontalieri (cross-trade tra paesi terzi, cabotaggio in un paese diverso da quello di immatricolazione) sono in calo per il secondo anno consecutivo.
Numerosi fattori spiegano questo ritiro delle operazioni internazionali:
- Il rafforzamento delle normative europee sul cabotaggio, che limita le possibilità di operare al di fuori del paese di immatricolazione del veicolo
- Un movimento di re-territorializzazione delle catene logistiche, con reti regionali e nazionali privilegiate rispetto ai lunghi percorsi transfrontalieri
- Il ritiro progressivo di alcuni operatori internazionali a favore di attori domestici meglio posizionati sui loro mercati locali
Per le aziende di trasporto francesi, questa tendenza modifica la strutturazione delle reti e dei hub. I modelli economici basati su grandi corridoi europei perdono in redditività di fronte a circuiti più brevi.
Investimenti in infrastrutture: dove vanno i 27 miliardi
L’aumento del 3,9 % degli investimenti in infrastrutture di trasporto non si distribuisce uniformemente. Tre reti concentrano l’aumento: la rete stradale, la rete ferroviaria principale e i trasporti collettivi urbani.
Il superamento del livello pre-crisi sanitaria è significativo. La spesa totale di trasporto nel 2024 si colloca 20,1 % al di sopra del suo livello pre-Covid. Questa progressione riflette sia l’inflazione cumulata sia un reale sforzo di investimento, in particolare nella modernizzazione ferroviaria e nel dispiegamento di sistemi di mobilità urbana.

Al contrario, gli scambi internazionali di servizi di trasporto presentano un quadro contrastante. Le esportazioni di servizi di trasporto merci aumentano mentre le importazioni diminuiscono. Per i viaggiatori, il movimento si inverte: le importazioni crescono leggermente e le esportazioni calano.
Logistica urbana e ultimi chilometri
Gli investimenti nei trasporti collettivi urbani riflettono una priorità data alle soluzioni di mobilità in zone densamente popolate. Le collettività finanziano estensioni di tram, linee di autobus ad alto livello di servizio e infrastrutture per veicoli elettrici.
La logistica dell’ultimo chilometro concentra una quota crescente dell’attenzione delle aziende e delle collettività. Le consegne in area urbana affrontano vincoli normativi sempre più severi sulle emissioni, il che accelera l’adozione di veicoli elettrici per le flotte di distribuzione.
Idrogeno verde e ferroviario: il collo di bottiglia dell’approvvigionamento
Il dispiegamento dell’idrogeno verde nel trasporto ferroviario è una delle innovazioni più commentate. Analisi specializzate evidenziano un ostacolo concreto: l’approvvigionamento rimane il punto debole del dispiegamento.
La produzione di idrogeno verde a un costo competitivo e in volumi sufficienti per alimentare linee ferroviarie non elettrificate rimane una sfida tecnica ed economica. I progetti pilota esistono, ma il passaggio su scala si scontra con la capacità di produzione e la logistica di distribuzione dell’idrogeno fino ai depositi ferroviari.
Questa difficoltà non riguarda solo il ferro. Il trasporto stradale di merci osserva la stessa costrizione per i camion a idrogeno, il che spiega perché le soluzioni elettriche a batteria progrediscono più rapidamente nelle flotte di veicoli commerciali urbani.
Ecocontribuzione regionale camion: un nuovo quadro fiscale
Un recente decreto regola l’implementazione di un’ecocontribuzione camion a livello regionale. Questo dispositivo consente alle regioni di prelevare un contributo sui veicoli di trasporto merci che circolano su alcuni assi, in una logica di finanziamento delle infrastrutture e di riduzione delle emissioni.
Questo meccanismo si distingue dalla precedente ecotassa nazionale abbandonata nel 2014. La sua dimensione regionale offre maggiore flessibilità, ma solleva questioni di armonizzazione tra territori e di deviazione del traffico verso itinerari non tassati.
I dati del 2024 delineano un settore dei trasporti in Francia che supera ampiamente il suo livello pre-Covid in volume di spese, ma le cui dinamiche interne divergono fortemente. Il trasporto collettivo guadagna terreno, i flussi di merci si re-territorializzano e le tecnologie di decarbonizzazione si scontrano ancora con vincoli di approvvigionamento. Il quadro fiscale, invece, si reinventa a livello regionale.